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scarica
la mappa
di Taormina |
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ITINERARI -----
Piazza IX Aprile-Castello Saraceno
Panoramico-paesistico
(850 m)
Dalla
Piazza IX Aprile, verso Porta Messina si imbocca Vicolo stretto
(caratteristica via larga appena 60 cm), si arriva sulla via Don
Bosco e quindi salendo da via Biondi si oltrepassa la via Leopardi
da Vinci e si intraprende la salita Castello (vecchia mulattiera-scalinata
che conduce al Santuario della Madonna della Rocca).
Lungo
il tragitto si possono ammirare scorci panoramici sul Teatro Greco,
sul centro storico, sul mare Jonio, sulla rocca del castello ed
a ovest osservare i resti della cinta muraria di mezzo risalente
al tempo della conquista normanna.
Alla fine della
scalinata si giunge al Santuario inglobato in uno sperone di roccia
calcarea che costituisce la copertura della piccola chiesa. Poco
dopo, a sinistra, si intraprende una ripida scalinata che conduce
ai ruderi del castello che occupano il sito dell’antica
Acropoli.si può ammirare un vasto panorama.
Piazza
IX Aprile-Marina di Villagonia
Panoramico-paesistico (850 m)
Dalla
piazza IX Aprile verso Porta Messina si imbocca la discesa di
via Teofanie Cerameo e quindi la via Bastione sino ad incontrare
la via Roma, si intraprende la breve scorciatoia che porta alla
vecchia scalinata-mulattiera della Madonna delle Grazie, e in
breve tempo si raggiunge il Santuario della Madonna delle Grazie.
Proseguendo la discesa si arriva all’abitato e alla Marina
di Villagonia.
Piazza
V. Emanuele-Teatro
Archeologia & Natura (km 1,9)
Dalla
Piazza V. Emanuele si intraprende la via Teatro Greco, a destra
si imbocca la scalinata alberata di via Timoleone e quindi si
percorre la via Jallia Bassia, la via del Ginnasio e la via Bagnoli
Croce, su questa ultima , sulla destra, vi è la Villa Comunale
che fu il giardino privato di Miss Florence T. Trevelyan realizzato
alla fine del secolo XIX sul modello del giardino inglese.
Nel parco oltre
la presenza di essenze arboree e biologicamente rilevanti si possono
ammirare le victorian follies , costruzioni fantastiche, non abitabili.
Lasciando la via Bagnoli Croce si intraprende la via L.Pirandello
sulla quale si possono ammirare resti di tombe bizantine.
Dal belvedere
e per tutto il tratto della via Pirandello sino all’imbocco
della via Dietro La Noce si gode un panorama unico. Si intraprende
quindi via Dietro La Noce, scalinata che collega la via Pirandello
con la via Teatro Greco, dalla quale si può cogliere una
veduta particolare sul Santuario Madonna della Rocca e sul Castello
Saraceno. Dalla via Teatro Greco si accede al Teatro detto Greco-Romano,
il monumento che ha creato il “mito” di Taormina,
concepito in una posizione naturalmente dominante il paesaggio
circostante. E’ per vastità il secondo dei teatri
classici in Sicilia. Costruito in epoca greca (III sec. A.C.)
fu ampliato e quasi interamente rifatto dai romani nel II sec.
d.C.
Dalla cavea,
ricavata nella concavità del Monte Tauro, è possibile
ammirare un panorama tanto meraviglioso quanto famoso.
Porta
Messina-Baia di Spisone
Panoramico-paesistico (Km1,4)
Rappresenta
la continuazione della via “Valeria”. Da Porta Messina
si intraprende la discesa di via S. Pancrazio, in successione
si incontrano i resti di una Villa romana e la Chiesa di S. Pancrazio.
Proseguendo si imbocca la scalinata che costeggia il parcheggio
di porta Pasquale e si arriva al cimitero cattolico-protestante.
Si continua per la via Piano Porto, quindi si intraprende la discesa
del Vallone Castagno (detta del Bove marino), praticabile esclusivamente
a piedi, che conduce alla baia di Spisone un vasto panorama.
Porta
Messina-Castelmola
Versante nord-est Monte Tauro - Itinerario panoramico-paesistico
(2 Km)
Da
Porta Messina imboccando la via Costantino Patricio e costeggiando
la Cinta muraria interna si incontra la Fontana dei Cappuccini
da dove ha inizio la via Dietro Cappuccini.
Immediatamente, sulla destra, si possono osservare le arcate dell’acquedotto
romano inglobate nelle strutture delle case soprastanti. Proseguendo
si incontra il Convento e la Chiesa dei Cappuccini.
In prossimità delle scuole medie inizia la salita Branco,
vecchia scalinata-mulattiera.La strada si inerpica sul fianco
nord del Monte Tauro, dopo circa 1 Km si incontra la via Leonardo
da Vinci ed immediatamente, sulla sinistra, la Necropoli sicula
di Cocolanazzo di Mola risalente all’età del ferro;
si continua quindi sino a giungere a Castelmola (Q.+ 531s.l.m),
antica fortezza posta a protezione di Taormina, da dove si può
ammirare un vasto panorama.
Porta
Messina-Mazzarò-Isola Bella
Panoramico-paesistico (Km2)
Itinerario prevalentemente panoramico-paesistico (versante sud-est
del promontorio di Taormina).Da Porta Messina si prosegue scendendo
la Via Pirandello fino ad arrivare al Belvedere la cui scala panoramica
arriva fino la via Nazionale a Taormina mare proprio sulla baia
dell’Isola Bella. Da una piazza intermedia in contrada Terrerosse
è possibile ammirare di un panorama mozzafiato. Per coloro
che vogliono arrivare direttamente da Taormina a Taormina mare
senza fare fatica, è consigliata la Funivia situata in
via Pirandello.
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MONUMENTI
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Il
Ginnasio (Naumachia)
Il
Ginnasio a Taormina si trovava nella zona chiamata Giardinazzo,
dove ancora oggi sono visibili i ruderi detti Naumachie.
Il "Gymnasium" era, in genere, una costruzione con perimetro
rettangolare circondato nei quattro lati da un portico sostenuto
da colonne. Al centro la pista per i giochi e gli esercizi ginnici.
Vi si coltivava, infatti, l’educazione dei giovani e dal
punto di vista operativo. Dai Ginnasi, infatti, dovevano venir
fuori gli atleti in grado di partecipare anche ai Giochi Olimpici.
A Taormina il muro superstite dell’antico Ginnasio poggia
per tutta la sua lunghezza su una doppia fila di gradini di pietra
di Taormina ben squadrata e che forma il basamento del muro. Questi,
a sua volta, è ornato con 18 nicchie con arco a tutto sesto
e altre 18 nicchie più piccole, ma di forma rettangolare.
Il nome Naumachie (dal greco battaglia navale) impropriamente
dato a questi ruderi deriva quasi certamente dal fatto che sopra
il muraglione superstite esiste un grande serbatoio che serviva
sia per i bisogni idrici del Ginnasio sia come riserva d’acqua
per l’intera città.
Il
Teatro Antico
E’
greco o romano? Un interrogativo che ha sempre fatto ampiamente
dibattere esperti e critici.
Per tagliare ogni discussione in merito, basterebbe ricordare
che Taormina fu una "Polis" greca fin dalla sua origine
e che ogni città del mondo greco antico aveva il suo Teatro
dove si recitavano le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide,
e le commedie di Aristofane, tanto per citare gli autori più
conosciuti.
Il Teatro di Taormina è, per grandezza il secondo in Sicilia
dopo quello di Siracusa.
I romani , più tardi, secondo la loro rinomata mania di
grandezza altro non fecero che ampliare il teatro che quando fu
costruito era molto più piccolo.
E per la costruzione si calcola che siano stati necessari decine
di anni. Le misure attuali sono di cinquanta metri di lunghezza,
venti metri in altezza, il che comportò la rimozione di
qualcosa come centomila metri cubi di pietra.
Un’altra prova che il teatro sia di origine greca è
dai blocchi di pietra di Taormina (un quasi marmo) ben squadrati
che si trovano sotto la scena del Teatro e che sono il classico
esempio del modo di costruire dei greci antichi.
Tre sono le parti principali in cui si divide il teatro : la scena,
l’orchestra e la cavea.
La scena è la parte che sta di fronte alla cavea e, come
è facile intuire, è quella dove agivano gli attori.
Oggi questa presenta un largo squarcio al suo centro per una lunghezza
di una decina di metri si pensa provocato da eventi bellici. Un
danno certamente grave, ma che ha dato una maggiore suggestività
a tutta la costruzione per il magnifico panorama ( baia di Naxos
ed Etna ) che è possibile ammirare.
Secondo ricostruzioni di alcuni esperti la scena era ornata da
due ordini di colonne in stile corinzio e riconoscibili dalla
forma dei capitelli ornati con foglie d’acanto, pianta selvatica
mediterranea.
L’orchestra del teatro era la spianata che si trova al centro
e che praticamente divide la scena dalla cavea.
Era questo lo spazio per i suonatori, ma vi si esibivano anche
i cori e le danzatrici. E il nome orchestra, con cui oggi chiamiamo
un complesso musicale, prende proprio nome da questa parte del
teatro greco.
La cavea è invece costituita dalla gradinata che partendo
dal basso va salendo verso l’alto fino alla sommità
della cavea stessa ed in cui trovano posto gli spettatori. Il
primo gradino semicircolare in basso misurava la lunghezza di
62 metri mentre l’ultimo in alto quella di 147,34.
I gradini erano ricavati dalla roccia viva e dove questa mancava
venivano costruiti in muratura. La cavea era divisa in cinque
camminamenti che i greci chiamavano "diazomata" e i
romani invece "praecinctiones",e cioè zone recintate.
Altro non erano i passaggi per i spettatori. Si ritiene che un
tempo il teatro potesse accogliere un totale di circa 5400 spettatori.
Non c’è d’accordo sulla data di costruzione
del teatro.
C’è chi sostiene che sia stato costruito dai greci
ed allora il periodo sarebbe quello della metà del terzo
secolo a.C. al tempo in cui Geone II fu tiranno di Siracusa.
Ma c’è anche una tesi che vuole il teatro costruito,
per le sue caratteristiche strutturali, da ingegneri romani per
servire quasi esclusivamente ai cittadini greci. E questo spiegherebbe
tutte le iscrizioni greche che si trovano all’interno stesso
del teatro.
Oggi il Teatro antico ancora una delle attrazioni principali di
Taormina. Perfettamente funzionante ed agibile, dopo aver ospitato
per anni il premio David di Donatello, la manifestazione cinematografica
più importante d’Italia, è sede oggi di Taormina
Arte, festival internazionale che dura tutto il periodo estivo
con la rassegna del cinema, quella del teatro, del balletto e
della musica sinfonica.
La
Cattedrale
La
cattedrale fortezza, così come viene definito il Duomo
di Taormina, venne edificata intorno al 1400 sui ruderi di una
piccola chiesetta di epoca medievale.
La chiesa si presenta con una struttura a croce latina con tre
navate; nelle due laterali trovano posto i sei altari minori.
Sei colonne, tre per lato, di origine monolitica in marmo rosa
di Taormina e sormontate da capitelli decorati a foglia e a squama
di pesce, sostengono la navata centrale che si apre sotto un soffitto
a travi di legno con mensole intagliate che riproducono motivi
arabi resi in gusto gotico.
Di notevole interesse il portale principale, ristrutturato nel
1636, dove trova luogo un grande rosone di ispirazione rinascimentale
scolpito.
La
Fontana di Piazza Duomo
Di
chiaro stile barocco, la fontana fu costruita nel 1635. Realizzata
con pietra dura di Taormina, si poggia su un basamento di tre
gradini concentrici.
Ai quattro lati, a distanza simmetrica, sorgono piccole colonne
sulle quali sono poste delle vaschette sormontate da cavallucci
mitologici dalla cui bocca sgorga l’acqua.
La grande fontana nel basamento a est accoglie una quarta vasca,
di più grandi dimensioni, ma ormai in disuso e che anticamente
era utilizzata come abbeveratoio per gli animali.
Al centro del basamento ne sorge uno ancora più piccolo
di forma ottagonale, sul quale poggiano quattro putti di cui due,
nella parte est, sostengono a loro volta due puttini che fanno
da base ad una vasca ottagonale adornata da tre foche che mostrano
la testa e la coda.
Dal centro della vasca si ereggono tre figure mitologiche, sembrerebbero
dei Tritoni, che con le braccia incrociate sulla testa sostengono
a loro volta una vasca più piccola di foggia circolare
e decorata a bassorilievo, con al centro un basamento sferico
sormontato da un cesto di frutta sul quale è posto lo stemma
di Taormina, che dovrebbe essere un centauro ma che è qui
diventato femmina, cioè una centauressa e per giunta bipede.
La
Madonna Bizantina
La
Madonna bizantina o Madonna non manufatta si trova oggi custodita
nella Basilica cattedrale di Taormina.
Ritrovata all’interno di un antico pozzo, probabilmente
posta lì per salvaguardarla dalle ripetute invasioni e
saccheggi in epoca araba, la tradizione vuole che vi fosse stata
deposta dagli angeli. Da qui l’appellativo di "non
manufatta", cioè non realizzata da mano umana.
Si tratta di un dipinto ad olio su tavolozza, ricoperto da un
manto di argento e di pietre dure. Dichiara epoca bizantina il
quadro era intitolato a Santa Maria dei Greci.
La
Necropoli Araba
A
poche centinaia di metri dalla porta nord della città,
lungo la provinciale che da Capo Taormina sale sino al centro
del paese, la necropoli araba, molti però la definiscono
bizantina, rappresenta una delle poche testimonianze di "quotidianità"
del periodo.
Si presume sia stata realizzata tra il X e l’XI secolo.
La necropoli viene definita a metodo colombario, cioè celle
simmetriche poste le une sulle altre.
Ciò che oggi è possibile vedere sono i resti di
una più vasta costruzione che si estendeva verso nord-est
dell’abitato, ponendosi tra gli attuali resti e la sottostante
chiesa di San Pietro fuori le mura.
La
Torre dell’Orologio
Funge
da porta di accesso alla parte della città che gli storici
definiscono "borgo quattrocentesco". Risalente al XII
secolo, la torre venne rasa al suolo durante l’invasione
verificatasi nel 1676 ad opera dei francesi di Luigi XIV. Quello
che ammiriamo oggi è solo una costruzione del 1679 voluta
dagli stessi taorminesi che in quella occasione collocarono il
grande orologio, da cui oggi prende il nome.
Studi più o meno recenti hanno però stabilito che
le fondamenta della torre in grossi blocchi squadrati in pietra
di Taormina hanno data antecedente alla prima costruzione del
torrione. E’ dunque facilmente presumibile che la prima
Torre trovò collocazione sui resti di una più antica
costruzione muraria difensiva la cui epoca risalirebbe alle origini
della città e cioè intorno al IV secolo a.C.
L’Antiquarium
L’Antiquarium
è il piccolo museo archeologico ospitato in due stanzette
della casa del custode del Teatro Antico, casa che una volta era
chiamata Casa degli Inglesi perché, si pensa, abitata da
famiglie inglesi agli albori del turismo taorminese.
Sono pochi i reperti archeologici custoditi in questa casa museo
in quanto la maggior parte sono andati a finire a Napoli, Messina
e Siracusa.
Tra le cose più interessanti un grande blocco quadrato
di marmo di Taormina che fu una base di statua. Sulla fronte un’iscrizione
dove si legge che "il popolo dei Tauromenitani ( i taorminesi
) dedicò ad Olimpio, vincitore nelle corse a cavallo nelle
gare di Olimpia". Una testimonianza che l’allora Tauromenion
ebbe un vincitore ai giochi olimpici.
Questa base di statua fu ritrovata nel 1770 in occasione dei lavori
di ampliamento del monastero di S. Maria del Valverde, oggi caserma
dei Carabinieri.
Un’altra base di statua, sempre in pietra di Taormina, e
che a giudicare dall’iscrizione i taorminesi avevano dedicato
a Caio Claudio Marcello che fu Propretore della Sicilia nel 77
a.C.
Ancora in pietra di Taormina un pilastro alto m. 1,75 e scoperto
nel 1864. Si tratta della Tavola degli Strateghi, il marmo cioè
dove sono scolpiti i nomi degli strateghi che non erano militari,
ma a Taormina erano preposti all’amministrazione della giustizia.
Un altro pilastro rappresenta la Tavola dei Ginnasiarchi, magistrati
che dirigevano il Ginnasio, la palestra di educazione psico-fisica
dei giovani.
Interessante il sarcofago di marmo, ovale e piccolo. Molto probabilmente
è a forma di un bambino. La parte esterna è scolpita
ad altorilievo con scena di baccanale fatta da bambini. Il sarcofago
fu scoperto nel 1839 nel giardino del Convento dei frati Minori
osservanti francescani ed oggi casa di riposo delle suore Francescane
Missionarie di Maria. Vi sono anche dei blocchi di pietra ben
levigati sulla fronte, con incisi rendiconti finanziari della
Polis e furono trovati nel 1833 alle falde del teatro greco romano.
Taormina quindi, come si faceva a Roma ed Atene, conservava "in
eterno", in quanto scolpiti su pietra, i documenti del suo
ordinamento politico, civile e finanziario.
L’Odeon
Sulle
origini dell’Odeon, o piccolo teatro, non esistono dubbi
di sorta. Fu costruito direttamente dai romani quando Taormina
diventò una colonia militare nel 21 a.C. sotto Cesare Augusto
Ottaviano, primo imperatore romano.
Di dimensioni notevolmente più piccolo rispetto all’altro
teatro, testimonia quanto in considerazione la cultura era tenuta
a quei tempi a Taormina.
Il piccolo teatro si trova proprio dietro la collina di S. Caterina
d’Alessandria d’Egitto, accanto a Palazzo Corvaja.
Il suo ritrovamento avvenne per puro caso il 5 Giugno del 1892.
Fino a quel momento non se ne sospettava neppure l’esistenza.
Singolare è la storia di questo ritrovamento. Sembra che
un fabbro ferraio, Antonio Barbara, stava scavando in un suo terreno
dietro la chiesa di S. Caterina, quando il piccone mise a nudo
una costruzione di mattoni rossi d’argilla. Un anno dopo
cominciarono gli scavi veri e propri e venne fuori l’Odeon
mutilato in più parti.
L’Odeon romano, nell’architettura riproduce in maniera
quasi identica quella del teatro più grande.
Cambia l’orientamento del monumento. Il Teatro greco-romano
è infatti orientato a sud mentre il piccolo Odeon è
orientato a nord-est.
Fu costruito con materiale laterizio, cioè con grossi mattoni
d’argilla, saldati tra loro con la calce.
Segue lo schema costruttivo di tutti i teatri romani ed anche
l’Odeon si divide in tre parti principali: scena, orchestra
e cavea.
La scena dell’Odeon era costituita dallo stilobate (basamento)
e dal peristilio (colonnato) di un tempio greco, qualcuno lo vuole
dedicato ad Afrodite, che venne alla luce nel corso degli stessi
scavi per "dissotterrare" l’Odeon.
Si pensa che questo piccolo Odeon, costruito proprio al centro
della Polis, oltre che per delle rappresentazioni teatrali, servisse
anche per recite ed audizioni musicali riservate ai magistrati,
ai maggiorenni civili, militari e religiosi ed alle loro famiglie
od anche agli ospiti di riguardo.
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CHIESE -----
Chiesa
di S. Agostino
La
chiesa di Sant’Agostino, oggi conosciuta come la biblioteca
comunale, fu edificata sul finire del 1400 dai taorminesi per
devozione, così si racconta, a San Sebastiano che miracolò
la città tenendo lontana la peste. Con l’arrivo a
Taormina dei padri agostiniani che ne presero possesso ampliandola
in un convento, la chiesetta perse l’antica intitolazione
a San Sebastiano per assumere quella di Sant’Agostino.
La chiesa, dal soffitto di legno a capriate, ha quattro nicchie
per ogni lato decorate da finti archi e finte colonne di stile
corinzio.
Ordinariamente di stile tardo gotico siciliano, la chiesa subì
delle radicali trasformazioni intorno al 1700 quando il grande
arco acuto del portale principale venne sostituito da un architrave
in pietra di Taormina.
Dell’antica facciata è rimasto il piccolo rosone
e l’estremità superiore del vecchio portale ad arco
acuto.
Santa
Caterina
Intitolata
a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, la Chiesa
sita nel pieno centro cittadino, di fronte al Palazzo Corvaja,
non ha data certa di edificazione.
Si ritiene che questa si possa fissare intorno al 1663 così
come riportato sulla lapide dell’ossuario ritrovato al suo
interno e oggi sistemata nel muro adiacente le scale di accesso
alla cripta.
A sinistra del portale si apre la porta della sagrestia che come
costruzione dovrebbe essere antecedente alla Chiesa e più
precisamente del ‘500. La facciata della sagrestia è
decorata da due finestrelle ornate da conchiglie marine così
come l’architrave della porta. Costruita sui ruderi dell’Odeon
i cui resti sono ancora visibili alle spalle della Chiesa, ne
ha distrutto parte dell’orchestra e della scena che, si
pensa, fosse costruita da un colonnato di un preesistente tempio
greco dedicato ad Afrodite.
Chiesa
di St. George
Costruita
nei primissimi anni Venti per l’iniziativa di una piccola
comunità di inglesi che passavano gran parte dell’anno
a Taormina, la chiesa anglicana di St. Gorge venne realizzata
su un progetto dell’architetto inglese Sir Harry Triggs,
genero di Sir Edward Hil proprietario del terreno e vero esaltatore
delle bellezze di Taormina.
L’interno si presenta a due navate e diviso da tre arcate
a tutto sesto in pietra di Siracusa sostenute da due pilastri
centrali.
La bellezza della chiesa sta soprattutto nella grande finestra
a vetri policromi posta dietro l’altare maggiore riproducente
Gesù in croce con a sinistra Santa Caterina e a destra,
nella sua armatura medievale St. George.
Chiesa
di S. Pancrazio
La
chiesa di S. Pancrazio Vescovo e martire, patrono di Taormina,
sorge sulle rovine del tempio greco di Giove Serapide. Tratti
di muro della cella del tempio sono tutt’oggi visibili nel
muro sud della chiesa.
L’architettura è di stile barocco e risale alla seconda
metà del 1500.
Di notevole interesse il portale principale dagli stipiti ed architravi
in pietra di Taormina ed ornato da due colonne di stile jonico
per ogni lato. Entrando, sopra il portale, è possibile
vedere il soppalco con l’organo.
Sulla destra i due altari minori sormontati da due interessanti
olii su tela raffiguranti il martirio di San Nicone , il primo,
e la consacrazione di San Massimo successore di San Pancrazio
il secondo.
Due altari minori trovano collocazione anche nella parete di sinistra
intervallati da un affresco raffigurante Tofano Cerameo, ultimo
vescovo di Taormina nell’XI secolo.
Una bassa ringhiera in ferro battuto immette all’altare
maggiore ricco di marmi policromi con ai lati due colonne di stile
jonico richiamanti quelle poste sul portale esterno.
In cima all’altare sono posti otto angeli, quattro per lato,
con al centro il busto di Dio benedicente.
Sulla destra si apre un affresco che rappresenta il martirio di
San Pancrazio.
Il
San Domenico
Il
convento dei domenicani, oggi hotel San Domenico, fu il terzo
monastero a nascere a Taormina.
La sua nascita, così come la sua storia è legata
al frate domenicano Damiano Rosso, discendente degli Altavilla
e principe dei Cerami che, fattosi frate, donò nel 1430
tutti i suoi beni all’ordine religioso dei domenicani.
Dalla sua antica residenza nacque così il convento taorminese
dei domenicani. Il San Domenico fu in origine il primo (forse
anche l’unico) palazzo-castello che esistesse a Taormina
in epoca medievale.
Dopo alcuni secoli l’immobile tornò di proprietà
di Damiano Rosso che ne realizzarono un albergo.
Rimase aperto al culto solo la chiesetta dell’ex convento
che fu però distrutta dai bombardamenti del 9 luglio 1943.
Sui suoi ruderi sorge oggi la sala congressi dell’albergo
che ancora conserva i resti degli altari minori. Il bombardamento
risparmiò quasi del tutto il resto dell’albergo e
le sue 50 celle che furono poi trasformate in camere lussuosissime.
Il bel chiostro e lo splendido parco che si affaccia sul mare
con L’Etna di fronte, costituiscono la parte più
incantevole dell’albergo, a cui negli anni trenta è
stata aggiunta una seconda ala che ne rispecchia armoniosamente
la linea architettonica ricca di veri e propri tesori d’arte
tra arredi sacri e antichi quadri d’autore.
Santuario
Madonna della Rocca
Posta
sulla sommità del Monte Tauro, il Santuario della Madonna
della Rocca gode forse uno dei panorami più belli e suggestivi
di Taormina.
Costruito nel 1640 sfruttando la conformazione della roccia che
in quel punto forma una grotta, il Santuario continua a essere
una delle mete preferite da tutti i turisti.
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PALAZZI -----
Badia
Vecchia
Così
come il Palazzo Duca di S. Stefano anche Badia Vecchia fu acquistata
dal Comune nel 1960 per 12 milioni di lire. Fu in un primo momento
restaurata e poi riabbandonata a se stessa ed in balia dei tantissimi
vandali.
L’architetto napoletano Armando Dillon ha sostenuto le tesi
che il nome di Badia Vecchia derivava dal fatto che il palazzo
fu la dimora della Madre Badessa Eufemia che, a partire dal 1355,
fu reggente del Regno di Sicilia in nome del fratello minore Federico
IV, detto il Semplice.
Ma è questa soltanto una supposizione, anche se suggestiva.
Sembra comunque che il palazzo si chiami "Badia Vecchia"
in quanto si è creduto che nel passato fosse una Badia,
e cioè un’Abbazia. Una teoria scaturita dal fatto
che in fondo ad un pozzo per la raccolta dell’acqua piovana
fu trovato un dipinto sacro e si pensò fu lì nascosto
per salvarlo da una delle tante invasioni di cui fu vittima Taormina.
E tutte le nicchie al suo interno furono credute nicchie per icone
e non più semplicemente dei ripostigli. L’architettura
gotica di "Badia Vecchia" è molto simile a quello
del Palazzo Duca di S. Stefano.
E’ quindi deducibile che le due costruzioni siano dello
stesso periodo e cioè del tardo trecento. E anche in questa
costruzione, quindi, lo stile gotico ha influsso dell’arte
araba e di quella normanna.
"Badia Vecchia" è costituita da tre ambienti
di uguale superficie. Un fregio marcapiano fatto con intarsi di
pietra lavica e pietra bianca di Siracusa decora e divide il primo
dal secondo piano.
Sul fregio poggiano tre magnifiche finestre bifore che sono appostate
l’una all’altra a formare un’unica finestra
esafora. Gli archi acuti che decorano le due finestre laterali
sono decorate da un solo rosone traforato, mentre l’arco
acuto della bifora centrale è ornato da tre rosoni traforati.
La cima della Badia Vecchia è decorata con merli a coda
di rondine lungo tutte le facciate che danno al palazzo l’aspetto
di torre fortificata.
Badia Vecchia, così come Palazzo Duca di S. Stefano, doveva
essere una piazzaforte lungo le mura di difesa. Il primo proteggeva
la parte nord della città, mentre il secondo la parte sud.
Solo in un secondo momento questi palazzi da fortezze militari
vennero trasformate in residenze signorili.
Palazzo
Ciampoli
Dei
quattro palazzi medievali di Taormina, Palazzo Ciampoli è
un po’ più recente degli altri tre risalendo la sua
origine agli inizi del 1400. La data di costruzione di questo
splendido palazzo è fissata infatti nello stemma che c’è
sopra il portale principale d’ingresso: 1412.
Nel giardino del palazzo, nel 1926, fu costruito l’hotel
Palazzo Vecchio che, nell’architettura, ricordava vagamente,
quella del famoso Palazzo Vecchio o Palazzo della Signoria a Firenze.
Fino a qualche anno addietro Palazzo Ciampoli ha ospitato uno
dei più rinomati night club di Taormina, il Sesto Acuto,
così chiamato per gli archi acuti che lo decorano secondo
lo stile gotico a cui si richiama.
L’esistenza di due stemmi uguali, lo scudo con la bandiera
e lo scudo con tre stelle, che si trovano sia a Palazzo Ciampoli
che a Palazzo Corvaja fa ritenere che prima di passare ai Ciampoli
il palazzo fosse appartenuto ai Corvaja. Il palazzo Ciampoli mostra
soltanto il suo prospetto principale che si pioggia su un’ampia
e ripida scalinata che gli serve da naturale basamento.
In origine il palazzo era preceduto da un grande cortile esterno
del quale resta oggi soltanto come testimonianza il portale con
grande arco a tutto sesto. Un portale costruito alla base con
marmi di Taormina e negli angoli sopra l’arco sono visibili
due bassorilievi di teste di imperatori romani.
Il Palazzo fu colpito e distrutto dai bombardamenti nel 1943.
Il portale di cui abbiamo appena parlato fu però ricostruito
con gli stessi marmi che erano crollati.
Inconfondibile in Palazzo Ciampoli l’architettura dell’arte
catalana. La struttura del palazzo infatti è chiaramente
di importazione spagnola: nel breve prospetto nord si apre una
finestra a tutta luce di stile catalano, con arco inflesso e delineato
da un pannello-architrave scolpito a festoni con lobi e raccordi.
Il prospetto principale è coronato di piccoli merli triangolari
che non hanno comunque la maestosità delle merlature a
coda di rondine degli altri palazzi medievali di Taormina.
Palazzo
Corvaja
La
dominazione araba durò in Sicilia dal IX all’XI secolo
e a Taormina in particolare si fermarono dall’anno 902 al
1079. E proprio nell’undicesimo secolo gli arabi rafforzarono
le difese della città facendo costruire, tra l’altro,
una torre che altro non è che il nucleo principale dell’attuale
Palazzo Corvaja. Una torre a forma di cubo che ricordava agli
arabi la loro sacra "Al Ka ‘bah", e cioè
il dado che, secondo Maometto, era il primo tempio innalzato a
Dio da Abramo alla Mecca.
La torre fu ampliata alla fine del tredicesimo secolo con l’aggiunta
del corpo di fabbrica che c’è, entrando, a sinistra
del portale d’ingresso.
Con questa nuova ala del palazzo sorse anche la scala d’acceso
che dal cortile porta al primo piano. E sul pianerottolo tre splendidi
pannelli di pietra di Siracusa, scolpiti ad altorilievi, e raffiguranti
il primo la creazione di Eva, il secondo il peccato originale
e il terzo la cacciata dal Paradiso.
L’ala destra del Palazzo fu realizzata agli inizi del 1400
per permettere le riunioni del Parlamento siciliano che si tenevano,
la prima nel 1411, nel grande salone quattrocentesco alla presenza
della Regina Bianca di Navarra, reggente del regno di Sicilia.
E proprio per questo motivo Palazzo Corvaja è anche chiamato
palazzo del Parlamento o della regina Bianca di Navarra.
Il palazzo comunque prende il nome dalla famiglia Corvaja, una
delle più antiche e nobili di Taormina. Una famiglia che
ha dato uomini illustri sia nell’amministrazione della città,
sia nelle lettere che nella magistratura.
Palazzo Corvaja sino alla fine della seconda guerra mondiale,
1945, era in uno stato pietoso di totale abbandono e vi abitavano
anche diverse famiglie.
Nel 1945 a liberazione già avvenuta, il primo sindaco del
dopoguerra fece espropriare il palazzo e dal 1945 al 1948 l’architetto
napoletano Armando Dillon ne restaurò tutto il complesso.
Nel 1960 fu ubicata una nuova ala in cui oggi si trovano gli uffici
dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo.
Accanto all’Odeon, a un passo dall’Agorà e
dalla Zecca, vicino al vecchio ingresso delle Naumachie, a due
passi dal teatro greco romano, Palazzo Corvaja è sicuramente
uno dei riferimenti obbligati di Taormina e della sua storia.
Circa il suo stile architettonico si può sicuramente affermare
che è una mistura di stili considerate le diverse epoche
in cui è stato via via edificato. Si parte dallo stile
arabo per arrivare a quello gotico, ma dopo esser passati per
lo stile normanno.
Arabe sono le merlature della torre, composte da una doppia serie
di fori quadrati, sormontati da piccoli merli.
Gotiche sono le finestre bifore del salone trecentesco. Finestre
bifore quelle che, nell’architettura gotica, sono divise
da due colonnine in modo da creare tre entrate di luce.
Del tutto normanna la sala quattrocentesca dove si tenevano le
riunioni del Parlamento siciliano.
Palazzo
Duca di S. Stefano
Le strutture quadrate,
il massiccio insieme, la sua posizione, le mura merlate lo fanno
somigliare a una casa fortezza e si è quindi indotti a
pensare che il costruttore iniziale fosse un normanno.
Il palazzo trecentesco, situato vicino a porta Catania, ha un
bel giardino davanti alle due facciate principali a est e a nord
e fu residenza della nobile famiglia di orgine spagnola De Spuches,
Duchi di S. Stefano di Brifa e Principi di Galati, due cittadine
della costa jonica del Messinese.
Il Palazzo Duca di S. Stefano è sicuramente uno dei capolavori
dell’arte gotica siciliana, che assorbe e fonde assieme
elementi dell’arte araba e di quella normanna.
Le reminescenze arabe sono ricordate dalla decorazione in cima
al palazzo: un largo fregio che corre lungo le due facciate a
est e a nord costituito da un fregio a onde in pietra lavica alternato
con dei tasselli a forma di rombo di pietra bianca di Siracusa
e che assieme formano un magnifico merletto di intarsi.
L’arte normanna è invece ricordata dalla forma di
torrione a pianta quadra e da quello che resta dei merli a coda
di rondine che decorano la sommità dell’edificio.
Il Palazzo è formato da tre elementi quadrati sovrapposti.
Al pianoterra si accede attraverso un arco a sesto acuto il cui
arco è stato realizzato con pietre squadrate di nero basalto
(pietra lavica) e di bianco granito (pietra di Taormina).
Al primo piano si accedeva per mezzo di ponti levatoi e scale
mobili, attraverso la porticina che, ancora oggi, si vede tra
le due finestre bifore del primo piano.
Una scala interna, interamente in legno, che è stata riprodotta
in corso di restauro. Al secondo piano quattro bellissime finestre
di indiscusso stile gotico, due nel prospetto est e due in quello
nord che sono poi i prospetti nobili del palazzo. Molto elaborata
la struttura delle quattro bifore con rose traforate e archetti
trilobi e con triplice cordonatura degli stipiti degli archi acuti.
Al centro del pianterreno si innalza una colonna di granito rosa
che si dice proveniente dal Tetro Greco.
Nel giardino antistante alle due facciate nobili c’è
un pozzo per la raccolta dell’acqua piovana (puteale), che
serviva per tutti i bisogni idrici del palazzo.
Il comune di Taormina è entrato in possesso del Palazzo
del Duca di S. Stefano soltanto nel 1964 quando, per la somma
di 64 milioni di lire, lo acquistò da Vincenzo De Spuches,
giovane discendente della casata degli De Spuches che viveva a
Palermo. C’è comunque chi sostiene che il Palazzo
prima del 1400 fosse stato la residenza cittadina del Signore
di Castel Mola. Oggi Palazzo S. Stefano è sede della Fondazione
Mazzullo, uno scultore geniale che ha saputo rovesciare la tradizione
in modernità. Molte delle sue opere sono per l’appunto
conservate nel palazzo.
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CENTRO CONGRESSI -----
Di
recente costruzione il Palazzo dei Congressi di Taormina è
una struttura in grado di soddisfare tutte le esigenze del turismo
congressuale. Si trova proprio al centro del centro storico di
Taormina, in Piazza Vittorio Emanuele, a pochi passi dal dal Corso
Umberto, dal Teatro Antico, dalla Funivia. Può arrivare
a contenere 1.300 persone. Sono quattro le sale operative e, in
ogni periodo dell’anno, è possibile effettuare congressi,
meeting, festival cinematografici, spettacoli e tutti i tipi di
manifestazioni musicali. E’ dotato di tutti i servizi necessari.
DATI TECNICI
• Sale riunioni: 2 — Sale congressuali: 2
• Capienza massima: 1,300
• Misure sala principale:
lung. 45 m larg. 23 m alt. 12 m
porte: n. 22 alt 2.2 m largh. 2 m
• Aree espositive: 300 mq
• Saletta segreteria
• Fotocopiatrice
• Telefono diretto con esterno
• Amplificazione
• Audiovisivi
• Dispositivi di proiezione: Diapositive, Film, Videocassette
• TV su grande schermo
• Traduzione simultanea
• TV circuito chiuso
• Attività ricreative, banchetti, escursioni, etc.
(Telefono
(+39) 0942 6101 Municipio Fax (+39) 0942 610216)
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GIARDINO PUBBLICO -----
Il
Giardino Pubblico
La
Villa comunale, intitolata al duca di Cesarò deputato all’epoca
della sua costituzione del collegio di Taormina, proviene dalla
donazione della famiglia Cacciola-Trevelyan, della fine degli
anni ’20.
All’interno, tra una folta vegetazione, tipicamente mediterranea
nel districarsi di siepi ed aiuole, i viali in acciottolato collegano
in senso longitudinale i quasi tre ettari di parco.
Tra le essenze pregiate, alcune rare e di eccezionale bellezza,
si snoda un viale di ulivi dedicato ai caduti delle varie guerre.
Caratteristiche sono le torrette arabescate stile pagoda cinese
in mattoni e contornate di pomice lavica volute dalla nobildonna
inglese Florence Trevelyan, convinta ornitologa, la quale in quelle
torrette si dilettava a studiare gli uccelli. In alcune piazzole
cimeli dei due conflitti mondiali e al limitare del naturale "Teatro
di Verzura" il monumento ai caduti di tutte le guerre.
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CASTELMOLA -----
Posto
a corona del Monte, sospeso tra cielo e mare, saldamente ancorato
alla viva roccia: Castelmola. Viuzze pavimentate a mosaico. Balconcini
e finestrelle stracolmi di fiori di stagione. Il profilo dei Peloritani,
con le cime Ziretto e Venere, dominato dal cono fumante dell’Etna,
spazia verso l’ampio e suggestivo Golfo di Giardini Naxos
in un avvincente gioco di luci e di colori che incantano. Superato
l’arco d’ ingresso, salendo fin su gli spalti del
castello di Mola che incombe su tutto l’abitato, una splendida
visione tra mare e monti ed una scalinata intagliata nella roccia
tra agavi, aloe, fichidindia, odorosi cespugli di capperi e la
rarissima Centaurea. Piazza S. Antonio con il suo belvedere da
cui si possono godere panorami d.o.c.
Lungo la via piccole botteghe, vetrine dell’artigianato
tipico locale…pizzi, merletti, intagliatori del legno, quasi
si accavallano l’un l’altra. Accoglientissimi bar
e ristoranti invitano alla sosta.
Trentacinque tomi di firme a testimonianza della sua eccellente
ospitalità.
MONUMENTI
Castello di Mola
Nel punto più alto del paese si trovano le rovine del Castello
cinquecentesco eretto sulle preesistenti mura medievali.
Chiesa di S. Giorgio, probabilmente edificata nel XV sec con breve
torre campanaria di rustica architettura, conserva numerose opere,
tra cui due tele del XVII sec. ed una statua lignea del ‘700.
Chiesa Madre, è stata riedificata nel 1935; della chiesa
originaria (XVI sec.) sono stati rimontati il portale laterale
e l’arcata del coro.
Chiesa di S. Biagio, prima chiesa ad essere stata eretta nella
zona, semplice e moderna, con una volta a botte.
Porta saracena, antica porta d’ingresso della città.
Auditorium, nella splendida piazza di S. Antonio.
Chiesa dell’Annunziata: costruita nell’anno 1100 da
Ruggero II il Normanno per ringraziare la Madonna dell’aiuto
ricevuto nella sconfitta dei Saraceni.
Numeri
Utili
•
POSTO TELEFONICO PUBBLICO
Via A. Da Gasperi Tel. (+39) 0942/28227
• POSTE E TELECOMUNICAZIONI
Via Cisterna Tel. (+39) 0942/28135
Orario giornaliero: 8-14
• AMBULATORIO COMUNALE
Via A. De Gasperi Tel. (+39) 0942/28256
• FARMACIA Dr. QUATTROCCHI
Piazza S. Antonio, 4 Tel. (+39)0942/28021
• MUNICIPIO Centralino
Tel. (+39) 0942/28195
• VIGLI URBANI
Tel. (+39) 0942/28788
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RISERVA NATURALE ISOLA BELLA -----
La
storia
Inserita
con l’art. 6 della Legge 14 del 1988, al fine di conservare
e tutelare il particolare valore paesaggistico, nel piano di Parchi
e Riserve della Regione Siciliana; l’Assessorato Territorio
e Ambiente, con il Decreto Regionale N° 619/44 del 04.11.1998,
affida la gestione della Riserva Naturale Isola Bella, al WWF
Italia-ONLUS, Associazione Italiana per il World Wildlife Fund,
già indicata nel 1991 come Ente Gestore.
In passato, anche l’UNESCO si interessò dell’Isola
Bella, sollecitando già nel 1983 le Amministrazioni ad
acquisire l’isola al demanio pubblico, che fino al Luglio
del 1990, momento in cui fu conquistata dalla Regione Siciliana,
fu di proprietà privata.
L’Isola Bella, donata nel 1806, da Ferdinando I di Borbone
al Comune di Taormina, passò, in mano ai privati a causa
di una carenza economica e per 14.000 lire fu acquistata da Miss
Travelyan, la quale, oltre a far costruire una piccola casa, dove
era solita trascorrere molte ore delle sue giornate, fu colei
che introdusse le prime essenze esotiche che ancor oggi sono parte
integrante del verde dell’isola. Miss Trevelyan, alla quale
l'unico figlio morì subito dopo il parto, alla sua morte
lasciò l'isola in eredità al marito, professor Salvatore
Cacciola, sindaco di Taormina per circa 20 anni, che morì
nel 1927 lasciando l'isola al suo unico nipote maschio, l'avvocato
Cesare Acrosso. Fu quest'ultimo che la vendette ai Lo Turco. Anch’essi
ebbero il divieto di costruire sull’isola che fu lasciata
in stato d’abbandono per circa cinquanta anni, durante i
quali fu sfruttata solo dai pescatori locali. Dopo questa serie
di compravendite e lasciti testamentari, fu infine acquistata
nel 1954 dai fratelli Bosurgi, ultimi proprietari, titolari della
Sanderson & Son, industria della lavorazione di essenze agrumicole,
con sede a Messina e due filiali, una a Londra ed una a Cuba.
I Bosurgi furono in grado di capovolgere le sorti dell’isola
costruendovi la loro residenza e valorizzandone l’ambiente
senza deturparne il paesaggio; durante gli anni in cui fu abitata,
l’isola divenne luogo di ritrovo per gente dello spettacolo,
imprenditori ed armatori, infine, a seguito del fallimento della
Sanderson, l’isola fu messa all’asta ed acquistata
nel Luglio 1990 dalla Regione Siciliana.
L’ambiente
Si
trova lungo la costa Jonica della Sicilia, a metà strada
tra Messina e Catania ed esattamente nel territorio del Comune
di Messina.
E’ quindi la rinomata "Perla dello Jonio" ad ospitare
questo scorcio di natura immersa nell’omonima baia, incastonata
tra il mare e la terra ferma e collegata a quest’ultima
da una sottile lingua di sabbia, la cui forma viene continuamente
modellata dalle correnti e dalle maree, dinamismo che affascina
che si sofferma ad osservarla dalla vicina strada che corre lungo
uno dei fianchi della Riserva o dall’alto Belvedere di Taormina;
da qui, i cittadini chiesero ed ottennero l’isola da Ferdinando
I di Borbone. Proprio da questa naturale balconata parte un piccolo
sentiero che permette di raggiungere la Riserva direttamente dal
centro abitato, attraverso scale e tratti di strada che da quota
166 m s.l.m. conducono, seguendo le naturali forme del monte Tauro,
alla litoranea Strada Statale, da cui dipartono gli ultimi 134
gradini della scala d’accesso alla Riserva.
La Riserva è fruibile durante tutto l’arco dell’anno,
grazie al clima mediterraneo che riduce a pochissime settimane,
temperature al di sotto dei 10°C e condizioni metereologiche
sfavorevoli, concentrate, soprattutto, nei mesi di Dicembre e
Gennaio.
Infatti, già dal mese di Febbraio e fino al mese di Novembre,
qualcuno osa fare il bagno sotto gli occhi atterriti dei più
freddolosi.
I periodi migliori, per la visita della Riserva, restano comunque
la primavera, in cui si assiste all’esplosione di colori,
e la fine dell’estate, quando, dopo le prime piogge, la
temperatura consente piacevoli soste al sole.
Giunti in spiaggia, in prossimità dell’istmo, è
possibile ammirare la baia, protetta dalle pareti dei due promontori.
A Nord, infatti, il Capo Sant’Andrea, che ospita la rinomata
Grotta Azzurra, ripara la baia dai venti di Grecale e di Levante,
mentre a Sud, il Capo Taormina, con i suoi suggestivi faraglioni,
la ripara, in parte, dai venti di Ponente. Entrambi i promontori,
illuminati dai caldi colori del tramonto, il primo, e dell’alba
il secondo, creano una tavolozza di colori più o meno intensi
in base alle stagioni, offrendo scenari incantevoli.
La flora
E’ presente in maniera atipica, per una Riserva Naturale,
in quanto alla spontanea macchia mediterranea a Lentisco, Pistacea
lentiscus; Euforbia arborea, Euphorbia dendroides e Cappero, Capparis
spinosa, si alterna una consociazione di tipo esotico, con la
Strelitzia gigante, Strelitzia augusta; il Sangue di dragone,
Dracena draco; la Cycas, Cycas revoluta; si tratta comunque, di
essenze provenienti da paesi in cui insiste il clima mediterraneo,
tali piante trovano infatti sull’isola le condizioni idonee
per crescere rigogliose. Mentre, una porzione del Capo Sant’Andrea
fu interessata da un’opera di rimboschimento del Corpo Forestale.
Nonostante tutto, molte delle specie presenti all’interno
della Riserva sono di rilevante importanza, in particolar modo
le essenze delle rupi, luoghi in cui difficili risultano gli interventi
antropici. Qui si contano, infatti, un interessante numero di
specie rare ed addirittura alcuni endemismi come il Cavolo bianco,
Brassica incana; il Limonium ionico, Limonium ionicum e non ultimo
il Fiordaliso di Taormina, Centaurea tauromenitana.
La fauna
E’
soprattutto rappresentata dagli uccelli che popolano quest’area,
alcuni per l’intero arco dell’anno, altri per pochi
mesi ed altri ancora soltanto per pochi giorni.
Le zone maggiormente popolate sono anche in questo caso le rupi
e ancor più le falesie. Abitate, per la quasi totalità,
da uccelli marini fra i quali il Gabbiano reale, Larus argentatus;
il Gabbiano corso, Laurus audouinii; il Passero solitario, Monticala
solitarius; il Rondone maggiore, Apus melba. Nella baia, invece,
troviamo interessanti specie di uccelli quali: il Tuffetto, Tachybaptus
ruficollis; il Cormorano, Phalacrocorax carbo e l’Airone
cenerino, Ardea cinerea che preferiscono, o meglio riescono a
soffermarsi lungo la costa soltanto per brevi soste durante le
battute di caccia. Anche la vegetazione, arbustiva ed arborea,
offre riparo a centinaia di uccelli, fra i quali: la Ghiandaia
marina, Coracias garrulus; l’Upupa, Upupa epops e la Civetta,
Athene noctua; e uccelli di più piccola dimensione come
il Cardellino, Carduelis carduelis; la ballerina bianca, Motacilla
alba alba e la Cinciarella, Parus caeruleus.
Rettili ed insetti sono fra i più numerosi abitanti della
Riserva; in particolare vi è sull’isola una lucertola
dalla variopinta livrea, il cui ventre è di colore rosso,
più o meno intenso in relazione ai mesi in cui si osserva.
Studi non recenti la indicano come specie endemica, Podarcis sicula
medemi, della quale sarà necessario verificarne l’"autenticità".
Il mare
Non rientra nel territorio di gestione della Riserva, pur essendone
parte integrante.Offre ospitalità ad una miriade di variopinti
organismi, dalle alghe che arricchiscono i fondali a tutti gli
esseri che fra esse trovano ricovero e cibo. Interessanti sono
gli incontri in cui ci si imbatte se si prova curiosare al di
sotto della superficie. A qualche centimetro di profondità
si possono vedere decine di animali, fra cui crostacei, molluschi
e piccoli pesci, intenti a brulicare tra le alghe in cerca di
cibo. Con l’ausilio di maschera e pinne, spingendosi a pochi
metri di profondità, numerosi pesci si esibiscono in evoluzioni
di gruppo che lasciano con il "fiato sospeso", mostrando
i loro colori accentuati dai riflessi della luce del sole.
Spingendosi ancora oltre, con qualche colpo di pinna in più,
si nota il diminuire della vegetazione, a causa della minore quantità
di luce presente. Anche qui comunque non mancano suggestivi incontri;
questa volta, bisogna guardare in prossimità degli anfratti
o delle zone d’ombra, dove è facile imbattersi in
pesci o molluschi di taglie decisamente più interessanti,
intenti di solito a sorvegliare l’ingresso della propria
tana o appostati in attesa di una preda. Infine, quando l’ossigeno
a nostra disposizione sta per esaurirsi, costretti a ritornare
in superficie, lungo la risalita siamo ancora in tempo per osservare,
aiutati dalla luce che filtra, una infinità di minuscoli
esseri che si lasciano trasportare dalle correnti, solitamente
trasparenti o dai colori iridescenti.
Le attività ed i servizi
L’Ente
Gestore è presente sul territorio da Agosto del 1999. Il
personale è composto da un Direttore e due Guardie Parco.
Queste ultime svolgono attività di controllo dell’area
nel rispetto del Regolamento della Riserva e delle Ordinanze emesse
dalle Autorità locali, nonché di monitoraggio delle
attività che si svolgono all’interno della Riserva,
al fine di garantirne la regolarità, con la costante collaborazione
delle Forze dell’Ordine.
L’Ente Gestore coordina ed incentiva la ricerca scientifica
all’interno dell’area, al fine di approfondire le
conoscenze e valorizzarne, dove necessario, con interventi di
conservazione, gli interessi naturalistici. E’ impegnato
di concerto alle Autorità locali negli interventi di bonifica
ambientale del territorio e nel diffondere la conoscenza dei beni
naturali della Riserva.
L’Ente Gestore cura le visite guidate sull’isola,
per piccoli gruppi, durante l’anno, nei giorni di Lunedì,
Mercoledì,Venerdì e Domenica, il mattino alle ore
09:30 e il pomeriggio alle ore 16:00, dietro prenotazione; ed
attività di snorkeling e seawatching, nei fine settimana
da Giugno a Settembre. |
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